Non tramonta Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, dal 28 agosto di nuovo in libreria dopo più di 15 anni di assenza (Longanesi, pagg. 1.520, euro 50; pref. di Stefano Zecchi). Ideato come romanzo storico, scritto come saggio filosofico, doveva insegnare a pensare per continenti – come facevano inglesi, russi, cinesi, americani e giapponesi – ai tedeschi, se avessero vinto la Grande guerra. Spengler scomparve nel 1936, anno olimpico a Berlino; se ci fosse ancora nel 2008, anno olimpico a Pechino, sorriderebbe di chi umilia l’orgoglio serbo ed è umiliato dal neocesarismo cinese. Il tramonto dell’Occidente non è innocente, come non sono innocenti le Olimpiadi: fu l’apice del pensiero del capitalismo industriale germanico, sfidato dal capitalismo industriale americano, dal capitalismo mercantile britannico, dal capitalismo di Stato sovietico. Nell’egemonia del capitalismo finanziario globalizzato, Il tramonto dell’Occidente è ancora attuale?
Di padre tedesco, socialdemocratico ed esule negli Stati Uniti dal 1938, lo svizzero Jean-Jacques Langendorf è, come Spengler, un romanziere prestato alla saggistica. Del clima in cui piombò Il tramonto dell’Occidente, dice: «Era una Germania assetata di rivincita: il pessimismo del libro contribuì ad assicurargli un’accoglienza favorevole. Conteneva una grandiosa metafisica della storia, che parla di nascita, apogeo, estinzione delle civiltà.
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Nell’ambito dell’ottimo programma di Brianza Open Festival Jazz, stasera alle 21.30, a Lissone, nell’area antistante il Museo d’Arte Contemporanea, suonerà il «Pietro Ciancaglini Quintet». La formazione condotta dal giovane contrabbassista romano (classe 1975) renderà omaggio al grande Charles Mingus. Ciancaglini, tra l’altro, ha fondato nel 2004 il trio LTC, assieme al pianista Pietro Lussu e al batterista Lorenzo Tucci; formazione che ha registrato l’album «Hikmet», con «feature» del sassofonista americano Mark Turner.
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