Milano – Vera è appena uscita dall’appartamento quando squilla il telefonino. Il nome è di fantasia, perché è minorenne: ha 11 anni. «Ho preso solo una catenina e un braccialetto, avevo paura…». Suo padre, Zoro Sulic, capo del clan fermato lunedì dalla squadra mobile di Verona, perde il controllo: «Prego che Dio vi uccida. Perché non hai messo tutto l’oro nella borsa?», urla in lingua rom. «Abbiamo paura – risponde Vera – Papà, non mi picchierai?».
Così lavoravano i Sulic, la banda finita in prigione e in parte già scarcerata dal giudice per le indagini preliminari veronese, Giorgio Piziali, perché «non sussiste pericolo di fuga». I grandi se ne stavano tranquilli a bordo dei loro camper, con cui erano arrivati da Slavonski Brod, in Croazia, e con cui ora giravano l’Italia. I bambini, tutti tra gli 8 e i 12 anni, entravano nelle case attraverso le finestre oppure scassinando i portoni con dei cacciaviti, e seguivano gli ordini dei genitori via cellulare. «Guarda sotto il materasso». «Aspetta che esca la vecchia». «Spaccate la finestra». E se qualcosa andava storto? «Quando torni ti ammazzo a colpi in testa. Ora vengo indietro e ti uccido». O ancora: «Ti prendo il c… in bocca». «Ti faccio violentare da un marocchino». Da gennaio ad aprile, la polizia ha intercettato oltre 4 mila telefonate.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273744
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